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[700 parole] In un giorno di nebbia

Una donna torna a casa da lavorare.

Due fratellini giocano nel cortile prima che faccia buio.

Un ragazzo sta pensando a quando tornerà tutto come prima, ma non ricorda bene come era prima, per lui.

Una nipote piange il nonno che non ha potuto salutare in quel letto di ospedale.

Una signora di mezza età entra in una chiesa.

Una bambina guarda le scarpe col tacco di sua mamma e pensa che da grande le avrà anche lei così belle.

Un vecchio con il cappello torna da fare la spesa, come ha fatto ieri e come farà domani.

Un commerciante si rende conto che dovrà chiudere la sua attività.

Una studentessa non sa cosa sta studiando a fare, porta fuori il cane e apre Instagram.

Una mamma si chiede cosa preparare per cena, casomai debba comprare qualcosa. Ma vorrebbe essere in vacanza.

Una coppia si ritrova insieme, e non vedevano l’ora.

Un giovane uomo si veste tecnico ed esce di corsa, almeno gli sembra di tornare a respirare.

Un’insegnante pensa alla sua lezione di domani e si chiede cosa può fare per aiutare i suoi alunni.

Un uomo cerca un angolo riparato dove passare la notte.

Una giovane donna è al telefono.

In un giorno di nebbia.

Forse è per questo che mi piace la nebbia.

Oggi, mentre tornavo a casa da lavorare, mi sono trovata a vagare per strade secondarie della pianura, totalmente immersa nella nebbia.

Prima di partire il mio umore era un misto di stanchezza, rabbia, scoraggiamento, a causa delle ultime 24 ore di problematiche con microP e glicemie… un saliscendi di glicemie (glicemie vere e proprie, non valori letti dal sensore, ndr) mg/dL: 294 – 47 – 328 – 160 – 145 – 103. Segnale perso. (Sensore nuovo ieri). Ricerca trasmettitore. Cambiare sensore. Ricollega sensore. Calibrazione necessaria.

Alla guida però mi sono solo concentrata sulla linea bianca sull’asfalto. La musica a farmi compagnia, il navigatore a indicarmi la strada. Strada deserta, senza riferimenti. Ogni tanto qualche auto, per brevi tratti.

E oggi, mentre guidavo nella nebbia, mi sono trovata a pensare che per me avere il diabete è su per giù lo stesso.

Partenza e meta sono le stesse di ogni giorno, ma a volte devo cambiare strada per eventi che non dipendono da me.

Ci sono giorni in cui mi sento persa, mi sembra di vagare, ma sto solo percorrendo una strada diversa, più lunga, che non conosco, ma che va bene.

Ho fiducia che la strada indicata dal navigatore sia giusta, anche quando non la conosco (al massimo ogni tanto controllo), anche quando il tempo di percorrenza aumenta lungo il tragitto.

Le indicazioni che anticipano il percorso rendono più agevole e sicuro seguire la strada giusta, soprattutto in situazioni come nel mezzo di un banco di nebbia, in aperta campagna o vicino a un fiume.

Anche seguire un’altra auto aiuta, cambia il tuo riferimento: due fanali rossi luminosi sono nettamente meglio di un’incerta linea bianca sull’asfalto.

A volte l’auto davanti è la tua, e allora la fatica di riconoscere la strada rimane, tuttavia non ti senti sola. Sai che se ti dovesse capitare un imprevisto c’è lì qualcuno che potrebbe aiutarti.

Quando invece capita di ritrovarsi in coda, si procede più lenti e occorre stare attenti gli uni gli altri. Ma insieme, facendosi luce l’un l’altro, anche la nebbia dà meno fastidio.

Con gli anni sono diventata più esperta, anche nella difficoltà del diabete: situazioni difficili in cui mi sono ritrovata mi hanno reso più autonoma e allo stesso tempo più consapevole dei rischi. Entrambe cose che permettono di gestire il diabete con attenzione e senza agitarsi inutilmente.

Infine, trovarmi insieme ad altri lungo la strada (da cui è nata l’Associazione Diabete Ferrara odv, ndr) mi infonde ancora più fiducia, perché è più facile seguire la strada, le difficoltà ostacolano meno il cammino, le persone intorno mi fanno dire che la strada è quella giusta. Perché mi sento meno sola e non ho più la sensazione di vagare senza sapere dove mi trovo.

Tuttavia, per quanto mi stia abituando a guidare nella nebbia, preferisco guidare senza, il paesaggio della campagna è speciale, ogni volta diverso.

Ed io spero in una cura definitiva del diabete.