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[700 parole] Per un 2021…

Per me è ormai tradizione, il 31 dicembre, preparare i biscotti della fortuna, sugarfree ovviamente.

Questa volta ero incerta, almeno per due motivi. 1) il bello dei biscotti della fortuna è condividerli, al di là della bontà dell’impasto, della riuscita dei fagottini e dei cartigli nascosti dentro; 2) quando ci si improvvisa un po’ pasticcera un po’ cartigliatrice… la selezione dei messaggi è influenzata dall’ispirazione del momento, dai sentimenti e dalle situazioni che vivo.

Ho optato per continuare la tradizione.

La difficoltà è stata la ricerca di cartigli adatti alla delicatezza di questo capodanno, un giusto mix tra leggerezza, ironia e veridicità.

Due frasi mi hanno messo in discussione…

La vita è 10% ciò che ti accade e 90% come reagisci.

Il mondo sarà di chi saprà offrirgli la speranza più grande.

Indagare sul significato che queste parole avevano per chi le ha scritte non è lo scopo di queste righe, vorrei invece metterle in relazione a cosa è successo il giorno dopo averle trovate.

Apprendo della scomparsa, a seguito di infezione da Covid, di un uomo, persona conosciuta in città in ambito medico e universitario. Il ricordo che ho io però è legato ad alcuni racconti della mia famiglia e a qualche episodio che non riguarda la professione e la visibilità pubblica ma che dà testimonianza di scelte personali, volte al bene di quel pezzettino di mondo in cui viveva, facendosi spesso carico, in modo silenzioso e generoso, delle necessità di quanti aveva intorno.

Capita anche che, tra un augurio e l’altro, si parli della situazione Covid. Sarebbe sbagliato fare finta che questo sia un capodanno come gli altri salutati finora, eppure al tempo stesso nel suo senso più profondo (il pensiero alle cose vissute quest’anno e a quelle che verranno, l’affetto scambiato negli auguri e la bellezza di sentirmi amata) trovo più similitudini che differenze.

A causa del Covid, tuttavia, mi capitano spesso occasioni di confronto su quali comportamenti e scelte siano di buon senso e responsabili verso il bene di tutti, soprattutto dei più fragili. E in una situazione di emergenza sanitaria, la fragilità quasi mai è questione di colpa, se non a volte forse quella di scontrarsi in modo impari con l’irresponsabilità di qualcun altro.

Penso che, purtroppo, ancora tante persone vivono ignorando (per inconsapevolezza o per scelta!) la vita degli altri. Altri che hanno lo stesso diritto all’esistenza e alla felicità, ma che, purtroppo, hanno anche a che fare con fragilità o rischi più grandi. Ne sono dispiaciuta, anzi spesso questa cosa mi fa proprio incacchiare.

Poi scopro ogni tanto persone che, nel proprio tempo libero, si fanno in quattro per far girare le cose (se non al meglio almeno che girino) e perché le occasioni non vadano sprecate. Mi metto in discussione perché (scopro poi indagando meglio) il tempo libero disponibile dipende in realtà dall’atteggiamento verso le cose della vita e le situazioni che si incontrano nella propria. Quello disponibile quindi è anche il tempo oltre le 22, nell’isolamento delle proprie case, quando la stanchezza fa quasi chiudere gli occhi e dire una parola per un’altra, ma nel giro di un paio d’ore vengono contattate una trentina di persone e una ventina di queste risponde tempestivamente, nonostante l’ora.

E dunque anche quello che posso fare io, nel mio piccolo e insieme ad altri, acquista un nuovo significato. Il rischio è che alla fine si possa svelare un fallimento o un errore ma, in ogni caso, non sarà stata un’occasione sprecata!

Per esperienza personale, quando le cose sono ispirate da motivazioni profonde e orientate al bene, quando le occasioni non sono sprecate… portano sempre qualcosa di buono! Anche mentre si cerca di gestire, tra alti e bassi, il proprio DT1, a suon di bip-bip di microP, conta dei carboidrati, anche mentre si lotta contro la pigrizia nei giorni piovosi di un inverno rosso da dpcm, anche mentre si aspetta il proprio turno per il vaccino.

Quella cosa buona arriva quando meno la si aspetta, arriva a volte a favore di qualcuno che non sappiamo nemmeno chi sia. Arriva a volte proprio a noi, forse diversa da quella che aspettavamo, ma proprio quella che in fondo speravamo, forse senza sapere chi sia stato a farla partire.