[700 parole] nel mio pezzettino di cielo

Nel mio pezzettino di cielo… ci sono cose che ho riscoperto nelle ultime settimane.

Quanto sia piacevole quando qualcuno si ricorda di te, ti cerca per sapere come stai, anche se a distanza. Quanto faccia bene alle glicemie mangiar bene, preparando con cura. Il potere che ha la musica, il contributo dell’esercizio fisico in un buon controllo del diabete.

Ci sono cose che sto imparando in questa quarantena.

Puntare il timer quando preparo da mangiare, se no rischio troppo spesso di bruciare tutto. Stare quasi sempre senza scarpe fa bene ai miei piedi, ma le pulizie di casa rimangono una cosa che mi annoia molto.

Ho imparato che se sbagli penna di insulina e invece di 2u di rapida a colazione, fai 20u di tresiba (te ne accorgi quando ne mancano 5u, così in un certo senso hai la conferma che ti sei proprio sbagliata e non è uno scherzo della tua mente confusa perché sei ancora tremendamente assonnata) allora conviene contattare il medico… poi: 1.mangiare a pranzo senza fare bolo, 2. monitorare spesso le glicemie, 3.non perdere la calma, 4. a cena fare comunque meno insulina, 5.alla sera metà dose di tresiba. Effetto quarantena, che è comunque destabilizzante, anche se diciamo ai bambini che #andràtuttobene.

In Tanzania, una volta, ho avuto ansia della gente che tossiva e smoccolava.

Era l’anno dei primi casi di meningite in Italia e mi trovavo a viaggiare sugli autobus africani (di medio livello, né quelli esclusivamente da wazungo, né quelli esclusivamente da local, e comunque eravamo solo in due con la pelle chiara). In quell’occasione mi sono presa pure un cazziatone da una mami africana perché tenevo il finestrino aperto e suo figlio era malaticcio. Appunto. Ma vai a spiegarglielo… ho continuato il viaggio con uno spiraglio d’aria che passava da una fessura che non avevo chiuso. Ero giustificata dal fatto che un parente della famiglia che ci ospitava era mancato il mese prima per ‘mal di testa’. Noi lo avevamo appreso dopo aver fatto visita a quei cugini molto accoglienti, nella loro casa, tipica, e senza finestre chiaramente.

Ho ripensato alla Tanzania il 24 febbraio, mentre ero in centro a Bologna.

Fino a qualche giorno prima, se mi fossi trovata lì a quell’ora, avrei aspettato il 14 per tornare a casa. E invece quel giorno sono tornata a piedi. Anzi, ho approfittato della bella giornata soleggiata per evitare del tutto i trasporti pubblici e andare a piedi. A passo spedito ‘così ne trae vantaggio anche il metabolismo’ mi dicevo, ma in realtà non avevo nessuna voglia di trovarmi in un luogo chiuso e stretto con estranei.

Mentre camminavo, osservavo. Uno per la strada parlava al telefono, lasciando intravedere la mascherina bianca camuffata sotto lo scaldacollo tecnico e colorato. Nei tavolini fuori dei bar, la gente era seduta a fare aperitivo, e si sentiva un intenso odore di Amuchina, mentre tutti si disinfettavano le mani. Una coppia passeggiava mano nella mano, lui con la mascherina, lei inespressiva. Un tizio doveva entrare da un portone e aveva sbagliato chiave, ma avendo le mani occupate, aveva afferrato con le labbra il mazzo di chiavi per scegliere quella giusta. Allora percepivo qualcosa stava già cambiando nella nostra vita, ma non immaginavo come avrei passato la Pasqua quest’anno. Oggi non riesco a pensare quando torneremo alla normalità, posso solo immaginare come, a quale nuova normalità desidero tornare. Cosa posso cambiare della mia vita adesso, per prepararmi a domani?

Qualche mese dopo la Tanzania, 15 anni fa, ho avuto a che fare con la traumatica scoperta del DT1.

Avevo un forte scompenso (emoglobina glicosilata 15,5%) e la cataratta in entrambi gli occhi. Tutto bene poi… ma quell’estate! Qualche mese tra il divano, le visite, la dieta, qualche tranquillo giro in bici dopo i pasti per aiutare il metabolismo a rimettersi in equilibrio. La sensazione di essere sempre in ipoglicemia. Avevo 21 anni e il mio fisico ragionava mezz’ora alla volta, poi mi sentivo troppo stanca. Mi risultava davvero difficile ragionare a lungo termine, immaginare il dopo. Poi, sono tornata a una nuova normalità.

Ci sono cose che vorrei fare quando potremo uscire di casa. Una di queste è camminare a piedi scalzi nell’erba o sulla sabbia, mano nella mano.

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