Camminare in montagna… e da lì ripartire

Un fine settimana a camminare in montagna, con concerto al rifugio Battisti, nel parco del Gigante, nell’Alto Appennino Reggiano.

Due giorni prima, l’ultimo controllo in diabetologia. Emoglobina glicata 53 mmol/mol (= 7% e corrispondente a una glicemia media di 155 mg/dL). Bene rispetto a controllo di febbraio: glicata 70 mmol/mol (= 8.5% e circa 200 mg/dL di glicemia media). [Più info su glicemie e glicate qui Keep calm & autocontrollo].

Questo netto miglioramento della glicata è l’unica cosa realmente positiva del mio stato psico-fisico alla partenza, a cui aggrapparmi con tenacia per alzarmi – anche – di sabato alle 6 e andare a prendere il treno delle 7.13.

Non mi sento adeguata del tutto per questa due giorni di trekking con la squadra, so che di fisico in realtà ce la posso fare, ma di testa e di cuore?!

Quei kg di sovrappeso e quella leggera sensazione di frustrazione per il metabolismo che non collabora e la tua incapacità di tenere sotto controllo le cose come vorresti (che a volte si traduce nella tua mancanza di determinazione nel rispettare gli obiettivi di salute). Una mancanza di tono muscolare e di fiato come eri abituata quando andavi in montagna fino a qualche anno fa e quella debole ma persistente convinzione che la tua malattia è il tuo ostacolo.

Uno zaino ben preparato permette di affrontare con più serenità la cosa.

Non possono mancare, secondo la mia esperienza:
– insulina in astucci tipo FRIO (che proteggono dal calore)
– sensore e lettore per glicemie tipo FreeStyle Libre
– 10 bustine di zucchero
– 6 barrette energetiche/proteiche
– 10 aghi (4 al giorno + 2)
– 4 siringhine (se si blocca la penna)
– 1,5 L di acqua
– 1 succo di frutta con il tappo
– glucometro di scorta con strisce
– glucagone in kit di emergenza
– amuchina in gel
– cerotto, garza sterile e coltellino

Più quello che si porterebbe chiunque per un giro in montagna.

[Sulla carta sembra eccessiva prudenza/peso ma questa check-list l’ho creata sulla base di situazioni impreviste che mi sono trovata ad affrontare in diversi luoghi/occasioni in questi anni… avere quello che serve in caso di emergenza è bene anche se (si spera) non verrà usato].

Sto finendo di prepararmi quando inizia un forte temporale estivo e, quando si apre di nuovo il cielo due minuti prima che debba per forza uscire per non perdere il treno… allora penso che andrà tutto per il meglio, zaino in spalla e mi incammino.

Ritrovo la squadra – un insieme ben assortito di gente in gamba e allegra. La puntualità non è il nostro punto di forza ma la simpatia, l’accoglienza reciproca, la gentilezza dei modi e delle parole e l’attenzione agli altri le respiro fin da subito, quando ci troviamo a fare colazione.

Partenza da Case di Civago (RE), alla fine di uno sterrato dove lasciamo le auto. Tempo ne abbiamo per arrivare prima che faccia buio, il meteo sembra abbastanza buono, ad eccezione di qualche possibile fenomeno intenso.

L’inizio per me è a rilento e faticoso, di fisico e di testa perché lo sforzo è ascoltarsi, capire fin dove tirare di volontà e dove lasciare tempo al metabolismo di reagire. Tutto il resto è un regalo, scoperto e ri-scoperto lungo la strada, passo passo, tra una risata e un silenzio, una bustina di zucchero e una salita a denti stretti tutta di cuore perché le gambe ancora non girano bene come dovrebbero.

Intanto che ti ascolti (e in parte adatti il tuo cervello a lavorare come stanno facendo i pancreas del resto della squadra) entri in sintonia con la natura, senti la terra sotto ogni tuo passo, a volte morbida ed elastica, a volte dura e scivolosa come la pietra, senti il calore del sole sulle braccia, l’umidità del bosco (l’Abetina Reale) che respira, il fresco dell’acqua che scorre sotto i ponticelli, con il ritmo del torrente (il Dolo) che dà leggerezza al tuo passo.

Pausa pranzo al rifugio Segheria dove, dopo aver concordato con la squadra i tempi di sosta, ricalcolo la quantità di insulina e di grammi carboidrati per il pasto (circa la metà di insulina per grammo carboidrato rispetto al solito, più una pesca e un paio di albococche fuori dal conteggio).

Monitoraggio stretto nel dopopranzo (che coincide con la ripartenza) perché è difficile riconoscere l’ipoglicemia con la fatica della salita ripida che prevede l’ultimo pezzo di bosco e delle gambe poco allenate e pesanti. Un rinforzino zuccherato dopo la prima mezz’ora mi permette di affrontare anche l’ultimo pezzo, sui prati aperti, con le forze necessarie.

Intorno a me morbide curve verde brillante, di fianco la roccia del monte Prado che risalta con i suoi chiaro scuri in contrasto al cielo azzurro.

Un silenzio che quasi toglie il fiato, ricco di piccoli suoni… del vento che passa tra la vegetazione, del volo degli insetti, del cinguettare che arriva dal bosco, dei rumori lontani in valle, della natura che respira.

E ti senti creatura.

E non importa quanta fatica tu stia facendo, nell’ultimo pezzo più ripido del sentiero, non importa se non sei del tutto a tuo agio nel tuo corpo sovrappeso che a volte quasi non riconosci, non importa a quanto il tuo cervello stia lavorando anche come pancreas senza che tu te ne renda conto. Ti senti parte di una natura meravigliosa, e ti senti meravigliosa un po’ anche tu.

E ti senti libera.

In una società dove la salute e l’efficienza sembrano le cose più importanti per avere successo e sentirsi realizzati, mi sento profondamente libera e felice per ogni passo in più che faccio, con il mio bagaglio personale, la mia storia, la mia vita.

E ti rendi conto che non sei sola.

E non importa se mentre gli altri fanno una piccola sosta tu prosegui per non fermare il tuo lento lentissimo ritmo, non importa se poi ti superano chiedendoti se vuoi compagnia ma tu li lasci andare, ognuno con il suo passo, non importa se sei la meno performante. E c’è comunque qualcuno che mi aspetta, senza chiedere se ho bisogno e senza essere invadente.

Percorriamo circa 6 km con 700 m di dislivello, insieme saliamo l’ultima parte di sentiero, fino al passo Lama Lite con un panorama stupendo a 360 gradi. Qui, all’ultimo bivio, decidiamo insieme quale direzione scegliere per arrivare al rifugio.

Il resto del pomeriggio è relax, buona compagnia, chiacchiere, una birretta fresca o un bicchiere di vino, risate, un giro nei dintorni in costa, aria buona e sole che scende lentamente dal lato del cielo verso la Toscana.

Approfitto del tramonto visto da un posto speciale che ho notato un’oretta prima per “ricollocarmi”, per ringraziare il Creatore per la bellezza intorno a me, per lasciare spazio al futuro… perché “bisogna avere più progetti che ricordi” (cit.)

La sera è festa, con l’allegria di un rifugio pieno di gente e buona musica suonata dal vivo intorno al fuoco e sotto il cielo stellato. Che siano i Terza Classe suonare per noi è il valore aggiunto.

Il silenzio di un rifugio ancora sonnecchiante, la mattina, è il modo migliore per cominciare la giornata e il ritorno alla quotidianità dopo questo fine settimana con la squadra. Uno degli aspetti che preferisco quando mi capita di svegliarmi prima del previsto perché la glicemia scende troppo è la consapevolezza della complessità e bellezza del nostro organismo.

Avere il tempo per fare colazione con calma e sentire il corpo che si sistema ritrovando equilibrio glicemico è, ancora una volta, un’occasione per ricordarmi dell’armonia che abbiamo in noi, quando lasciamo che la nostra vita risplenda. Che poi vuol dire anche vivere bene le piccole cose che ci capitano e gli incontri che abbiamo nelle nostre giornate. A volte il Diabete di Tipo 1 – con annessi e connessi – diventa un peso che impedisce di vedere la propria vita da una prospettiva ampia. A volte non è il DT1 ma può essere qualcos’altro, quando lasciamo prenda il sopravvento sulla nostra vita.

Camminare in montagna è allora riallineare se stessi, ristabilire le proprie priorità, soluzionare le piccole questioni irrisolte che abbiamo nel nostro fardello sulle spalle.

Camminare in montagna e trovarsi in un concerto all’aria aperta è lasciare risuonare la musica, e ritrovare la propria melodia.

Camminare in montagna con una bella squadra è essere resistenza, la faccia visibile della resistenza, la faccia di chi sta camminando con te.

La cosa migliore che potessi sperare, per ripartire dopo il controllo in diabetologia.

Ringraziamenti alla squadra (in ordine di apparizione): Marcello, Pedro, Michela, Paola, Nuema, Ión, Elena, Monia. (A Matte saranno fischiate le orecchie tutto il weekend).

Ringraziamenti anche a: Terza Classe e la loro musica, il rifugio Battisti e lo staff, il cellulino di Pedro, Tronc, i vestiti colorati da trekking, gli autisti delle auto per lo sbattimento in più, il meteo dell’aeronautica militare e di arpae, il sole che ci ha accompagnato, la pioggia che ci ha aspettato dalle auto, chi a turno guidava il gruppo, chi a turno aspettava gli ultimi, la puntualità di Paola, i panini di Michela, le bacchette di Michela, i pantaloni del pigiama di Michela, i mirtilli che ci saranno ad agosto, il sentiero 605, i cartelli di Amnesty lungo la strada, i tafani… no a quelli nessun ringraziamento, i selfie di Nuema, gli Svapo, lo sguardo attento sul gruppo di Marcello, il coccige di Elena che ha tenuto la caduta, il successo musicale di Ión e Pedro, il quadernino di Monia per le frasi che scriveremo e i prossimi trekking che faremo, il laghetto e la pozza con i girini, il monte Cusna, il cane del cuoco del rifugio Battisti che ha fatto giocare (quasi) tutti noi, la merenda del rifugio Segheria, il pranzo della domenica, le salsicce grigliate sul fuoco a mezzanotte, il tramonto, le altre cose per cui ringraziare ma che ognuno sa le sue.

《Le foto sono di Paola, Nuema, Monia e Marcello. Grazie.》

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