mai avere fretta

26.05.2005 Mai avuto buona memoria per le date, ma quel giorno me lo ricordo. Una secchiata di acqua gelata in testa: chiudi gli occhi, trattieni il respiro e per qualche istante ti distacchi dallo spazio-tempo. Per alcune settimane vivi in una bolla di sapone, l’obiettivo è sopravvivere.

Nel frattempo impari ad apprezzare le persone che hai intorno, le cure che ricevi, il valore delle cose, l’effetto di far bene quel che puoi influenzare con le tue azioni. Poi inizia il contrasto con la tua vita di prima, e allora ti arrabbi, ti avvilisci, ti disinteressi, ti rifiuti di far bene quel che puoi influenzare con le tue azioni.

Nel frattempo impari a volerti bene, ad ascoltare le persone che ti vogliono bene, a lasciarti voler bene, a lottare a denti stretti per la Vita. Così ti rendi conto che stai imparando la lezione dell’accettare e “sarai felice con gli altri, o da solo seduto su un prato e potrai usare tutto ciò che avviene nella tua vita, le tue gioie e i tuoi dolori, per diventare una persona migliore, più buona” (K.Gallmann)

Oggi rileggo queste righe scritte in un post un paio di anni fa… oggi che è stata una giornata densa, di quelle che ti ricordi i momenti, di quelle che ti gusti le piccole cose di tutti i giorni.

Oggi, per la prima volta da quando ho il DT1, 26 maggio, non ho detto a nessuno di questa ricorrenza. Me lo ricordavo, non è una cosa che si dimentica, tuttavia non ho sentito la necessità di dire nulla. Ho fatto quello che dovevo – misurato le glicemie, fatto le punture, mangiato il giusto, camminato un po’ – tutto questo in mezzo alle altre cose della giornata.

Nel palazzo reale Alcázar a Siviglia sono rimasta senza parole dalla bellezza, armonia e leggerezza delle sale e dei patii in stile mudéjar, con splendide arcate, stucchi e azulejos. I tasselli colorati degli azulejos – ognuno composto di sottilissimi pezzi unici e diverso dagli altri – sono stati messi con cura uno accanto all’altro con estrema precisione ma solo se si osservano da lontano svelano meravigliosi disegni di colori brillanti.

Così, senza avere fretta, osservo da lontano… e oggi mi sono ricordata di quanto io mi senta normale e fortunata. Anche se ho il DT1, diagnosticato quel 26 maggio del 2005.