Una domanda che mi ha messo in discussione

Qualche giorno fa mi sono addormentata al sole su un morbido prato di un campo da calcio, con il sole che scaldava sulla pelle del viso e dei piedi scalzi.

Ho ripensato a quello che mi ha chiesto una ventenne – incredibilmente in gamba anche se non so quanto lei ne sia convinta – qualche giorno prima… “che poi a volte mi chiedo: quanto è facile lasciarsi andare? (nel senso di non-vivere davvero, di lasciare che le giornate passino senza che noi siamo davvero protagonisti di quello che accade)”. Potrebbe voler dire smettere pian piano di seguire attività di nostro interesse (che ci mettono in discussione e ci fanno diventare migliori), chiudersi in casa e in noi stessi, ma anche essere sempre circondati di gente e di cose da fare senza in realtà gustare la fatica e la pazienza di realizzare davvero qualcosa in cui ci sia del tuo, o di conoscere la persona che hai di fronte. Sul momento ho risposto quello che pensavo e che penso tuttora, ma poi quella domanda ogni tanto è tornata a ronzarmi in testa in questi giorni.

Come si traduce questa domanda in una vita con il DT1? Questo lasciarsi andare diventa dar su alle glicemie, va beh dai per stavolta è così, la prossima occasione faccio meglio oppure ci sto già mettendo impegno per le glicemie, a questo problema di dermatite ci penso domani; è una settimana che devo chiamare l’oculista per il controllo, dovrei anche andare dalla parrucchiera; oggi non ho le forze di andare in palestra, dai ci vado domani; tutto il giorno di corsa, non ce la faccio a preparare la cena che avevo in mente, mangio qualcosa più veloce da fare; sarebbe meglio non fare aperitivo anche oggi, ma se non vado quegli amici che non vedo da tanto, chissà quando poi sarà la prossima volta che riusciamo ad organizzare.

Una vita con il DT1 potrebbe essere una vita con qualsiasi altra cosa che fa parte di noi e che in un qualche modo condiziona quello che pensiamo/vorremmo fare nelle nostre giornate. Il punto mi sembra: tutto questo non condiziona quello/chi noi siamo, nelle nostre giornate. A pensarci meglio, è facile lasciarsi andare quando ci scordiamo chi siamo, oppure lo sappiamo in un modo fragile che ad un certo punto si rompe. E allora lo dobbiamo recuperare, o ricostruire, chi siamo. Giorno per giorno, occasione per occasione, una cosa alla volta.

Mi sono guardata indietro, diario delle glicemie alla mano. Mi sono accorta che nei momenti in cui lo specchio in cui posso riconoscermi sembrava un po’ appannato, allora – con l’oggettività di un’osservazione (semi)scientifica – il time-in-range (*) è stato piuttosto basso. Sulle glicemie che non vanno come dovrebbero… qui ha effetto quel lasciarsi andare che è un vivacchiare con indolenza. È corretto considerare anche una componente positiva e fisiologica di glicemie che escono dal range, ma solitamente questo capita (si a volte capita!) in trend positivi e periodi di buon compenso. E questo avrebbe più a che fare con un lasciarsi andare nel significato di metterci spontaneità e passione, che non era il senso della domanda di partenza. Non si può nemmeno pretendere che sia sempre tutto lineare perché non esisterebbe la condizione di malattia.

Le glicemie impazzite a volte sono un chiaro campanello di allarme, a volte il campanello suona in un altro modo. A quel punto vale la pena fermarsi, guardarsi allo specchio e ripartire da lì. Se necessario, rendere la superficie, che non mi permette di guardare chi sono davvero, più riflettente. L’arte, la natura, la bellezza, il sporcarsi le mani per gli altri gratuitamente, la spiritualità, l’amore (non quello delle serie tv e delle storie su instagram), lo sguardo di chi ti guarda negli occhi e capisce cosa hai nel cuore… queste cose possano aiutare. E il silenzio, che è l’unico posto dove si riesce davvero ad ascoltare e dove i pezzi si possono rimettere insieme. Poi camminare, e qualcuno che ti ascolta…

E potresti anche capire quali sono le cose a cui ti puoi agganciare per lanciarti avanti nella direzione dei tuoi sogni, e aggrapparti quando arrivi al punto di quasi lasciarsi andare. La cartina al tornasole sono le risate (quelle che scappano spontanee e fragorose, poi si trasformano in sorriso) e le lacrime (quelle che rendono gli occhi grandi e lucidi, e non puoi trattenere o dire a parole tutta l’intensità del sentimento che le condensa).

(*) time-in-range (tir) è la percentuale di tempo, ad es. in una giornata, in cui le glicemie hanno valori compresi in un intervallo obiettivo, es. tra 100 e 140 mg/dL.