il 14 nov per me #WDD

14 novembre #WDD World Diabete Day

Perchè 14 novembre? Si ricorda la nascita del fisiologo canadese Frederick Grant Banting che nel 1921, insieme a Charles Herbert Best, scoprì l’ insulina, permettendo il passaggio da malattia mortale a malattia controllabile.

Dalle isole di Langerhans alla sintesi dell’insulina rapida… un po’ di date. (Questa parte si può saltare e andare dopo!)

1869: Paul Langerhans identifica la presenza di piccoli heaps di cellule il cui secreto è importante per la regolazione della digestione.

1916: Nicolae Paulescu estrae dal pancreas una soluzione acquosa che, iniettata in un cane diabetico, normalizza i valori di glicemia nel sangue.

1921: Frederick Grant Banting e Charles Herbert Best isolano l’isletina, oggi nota come insulina, e ne testano l’effetto ipoglicemico nei cani diabetici.

1922: il primo paziente trattato con insulina estratta dal pancreas bovino.

1922: il professore August Krogh e la moglie Marie ottengono il permesso di produrre l’insulina in Europa.

1923: premio Nobel a Banting e Macleod per la scoperta dell’insulina.

1925: l’insulina è disponibile per la prima volta insieme ad un’apposita siringa semiautomatica.

1935-1936: sviluppo della prima insulina lenta, l’insulina zinco-protamina, che dura fino a 24 ore.

1946: introdotta l’insulina a PH neutro e durata intermedia (12 ore), la Neutral-Protamin-Hagedorn (dal nome del ricercatore che l’ha introdotta) che oggi è la più utilizzata.

1954: Frederick Sanger e collaboratori dell’Università di Cambridge scoprono la struttura molecolare dell’insulina. A Sanger va il Premio Nobel per la Medicina nel 1955.

1968-1970: arriva l’insulina monocomponente pura (MC), che riduce al minimo il rischio di risposta del sistema immunitario di chi la riceve.

1982: si ottiene la prima insulina umana biosintetica con la tecnologia del DNA ricombinante, a partire da cellule di lievito.

1999: disponibile la prima insulina umana veloce che si può iniettare immediatamente prima dei pasti.

(Fonte: http://www.diabete.net)

Il grande pubblico inizia a saperne un po’ di più sul diabete ma c’è ancora parecchia confusione e ancora tanto da scoprire.

Il diabete di tipo 1 (DT1) è una malattia cronica (=non si guarisce) di tipo autoimmune (=sistema immunitario colpisce e distrugge cellule del pancreas che producono insulina) e necessita di trattamento con terapia insulinica (almeno 4 iniezioni al giorno, tutti i giorni, per tutta la vita).

Di questa malattia non si conoscono ancora le cause (e quindi non è possibile avere una cura). Quello che ad oggi si conosce sono i meccanismi metabolici che coinvolgono insulina (e quindi è possibile sviluppare dispositivi e strumentazioni che aiutano a migliorare la qualità della vita delle persone con DT1).

Molti sanno che l’insulina è un ormone che principalmente regola la sintesi degli enzimi necessari al catabolismo (=demolizione delle molecole) di carboidrati per la produzione di energia e componenti semplici per le funzioni vitali cellulari e dipende dalla glicemia (=concentrazione di glucosio nel sangue). Ma forse non tutti sanno che questo si traduce, nella vita quotidiana di una persona con DT1, in un delicato equilibrio tra quello che si mangia/beve e quello che si consuma. E spesso è complicato, considerando che quasi solo l’acqua ha un indice glicemico (=capacità di aumentare la quantità di glucosio nel sangue) pari a zero ed inoltre che ogni attività e/o situazione influisce sulle glicemie, comprese le emozioni e “lo storico” di quello che si è vissuto nelle ore precedenti.

Per es. quando mi viene il nervoso la glicemia tendenzialmente aumenta, ma anche mi capita con un bacio appassionato. Dopo un’oretta di nuoto la glicemia è un po’ più alta del normale, ma devo fare 2 unità in meno insulina nel pasto successivo, altrimenti la glicemia si abbassa drasticamente nel corso delle 6 ore dopo. Andare in bici invece che in auto non è solo una questione di stile e sostenibilità ma anche un elemento per un buon controllo della malattia, nel presente e nel medio/lungo termine. In pratica, a quello cui non possono più pensare le cellule beta del mio pancreas… ci devo pensare io.

Le nuove formulazioni chimiche di insulina e le nuove tecnologie applicate nella gestione della terapia (misurazione delle glicemie, somministrazione di insulina e connessione tra questi due momenti) aiutano a semplificare le cose e quindi a migliorare la qualità della vita. Magari tra qualche tempo saranno meno eclusivi i pancreas artificiali e ci saranno terapie alternative con trapianti di cellule beta dalle staminali.

Da ragazza per scherzo dicevo che sognavo di vincere il Nobel… “per la chimica”? “No per la medicina. Per il contributo alla cura del DT1”. Adesso non lo dico più ma spero nel giorno di quella scoperta.

Poi c’è la quotidianità di una vita con il DT1. E allora la #WDD personamente significa anche altro. Ha a che fare con la qualità della vita, con il desiderio e l’impegno di avere una vita di qualità.

Una vita di qualità è anche sognare il proprio futuro, senza paura delle complicanze della malattia; volersi bene come si è, senza chiusure della mente alle proprie possibilità; uscire da se stessi, senza dimenticare di essere felice – nel tempo e nell’eternità – e paziente.

Sii paziente verso tutto ciò che è irrisolto nel tuo cuore e…

cerca di amare le domande, che sono simili a stanze chiuse a chiave e a libri scritti in una lingua straniera.

Non cercare ora le risposte che possono esserti date poichè non saresti capace di convivere con esse.

E il punto è vivere ogni cosa. Vivere le domande ora.

Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga, di vivere fino al lontano giorno in cui avrai la risposta.

(Rainer Maria Rilke, Lettera ad un giovane poeta)