Pranzo di famiglia di una domenica estiva

Pranzo di famiglia in una domenica estiva. Una tavolata di cugini, zii, cognati e la prima pronipote della discendenza dei bigstones che ogni tanto attira a sè l’attenzione di tutti con il suo buffo modo di parlottare e con la sua risata allegra. Tra un assaggio e l’altro, per il resto si chiacchiera, nella modalità tipica della mia famiglia: più discorsi in contemporanea portati avanti nel tempo e nello spazio. Cioè io posso parlare con mia cugina seduta di fronte a me di un argomento, per poi rispondere a una domanda che mio zio sta facendo a mio papà, dall’altra parte del tavolo, per poi riprendere con mia cugina il discorso dopo una ventina di minuti come se non l’avessimo mai messo in standby. Non ci siamo tutti, ma di tutti si chiedono e ricevono notizie, e ci si sente comunque un po’ piú vicini. Sono belle queste reunion improvvisate, che si creano senza altro motivo che il gusto della convivialità e della familiarità.

È bello anche perché ci si racconta: nel momento in cui io racconto la mia storia a un altro a cui sono legato con affetto, sto rileggendo la mia storia e, magari, mi accorgo di cose che non avevo ancora chiamato per nome in modo chiaro. E poi le domande e le osservazioni di chi ti vuole bene fanno sempre bene, anche quando non avresti voglia di sentirle.
Devo dire che ho sempre ricevuto dalla mia famiglia allargata le attenzioni di cui avevo bisogno, con pazienza, ironia e delicatezza, tuttavia mi ritrovo, dopo anni, a rispondere a domande e curiosità che non avevo mai affrontato con loro. Mi ritrovo a raccontare il mio punto di vista, le mie scelte, motivazioni, fatiche e piccole conquiste con il diabete, ci confrontiamo anche sulla condizione della malattia in generale, in un bel clima di ascolto e arricchimento reciproco.

Secondo me, le (almeno) 4 punture di insulina al giorno non sono la cosa peggiore del diabete di tipo 1. Il vero sbattimento è modulare insulina/alimentazione/attività quotidiane, in modo tale da rispettare i seguenti equilibri:
1. rapporto insulina/carboidrati, per avere un corretto valore di glicemie nell’immediato, cioè evitare situazioni di ipo/iperglicemie.
2. dieta, per avere un adeguato apporto di carboidrati, proteine, fibre, grassi insaturi, nutrienti essenziali ecc, ed evitare nel lungo termine carenze alimentari e mantenere il proprio peso forma (Tasto dolente in questa fase della mia vita ma così è, ndr).
3. cura di sè, che coinvolga tutta la persona nelle sue dimensioni corpo mente spirito e relazioni, in modo tale che la malattia non sia esclusa e che occupi uno spazio adeguato.
Non si stacca mai, ma si può vivere una vita piena e allegra lo stesso. Di questo ne sono convinta, anche se a volte sono gli altri che me lo ricordano. Parlarne ogni tanto aiuta gli altri a sapere quali sono le cose importanti da ricordarti quando ne hai bisogno, anche.

Così qualche giorno dopo sono in giro a curiosare in un pezzo di mondo che ancora non conoscevo, quando ad un certo punto, mentre sento il calore del sole, un paio di neuroni si domandano se è il caso di misurarsi la glicemia e mangiare un frutto oppure aspettare ancora un’oretta. Nello stesso momento, mi accorgo anche che sono tranquilla, perché quella domanda fa parte del gioco, ma non mi impedisce di gustarmi il momento e la bellezza di questa mia vita qua, sentirmi un puntino nell’universo e fortunata.

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