Oggi porto a casa tre cose

Passeggiata in spiaggia, nonostante l’imbarazzo per l’estetica del mio corpo in costume, forma a pera e buccia d’arancia. Sto chiacchierando in buona compagnia ma sento comunque una vocina delicata e coraggiosa… “scusa…hai il diabete anche tu?!” Mi giro, uno scricciolo tutto sorriso e due occhi attenti e luminosi, incorniciati nella montatura degli occhiali, capelli raccolti come va di moda tra le ragazze delle medie, costume con gli emoticon, sensore e microinfurose, sulla pelle decisamente più abbronzata della mia. Capisco all’istante che è una tosta: minuta e tenace (lo si capisce dalla schiena dritta e le spalle aperte).

È così che conosco Giulia, una ragazza di seconda media, con il diabete da quando aveva cinque anni, super tecnologica e coraggiosa. L’ho già detto questo, ma per portare con disinvoltura e stile tutta l’apparecchiatura che le serve dove il suo pancreas non arriva ci vogliono delle belle qualità. Chiacchieriamo un po’, di sensori, di microinfusori, di scuola, di vita quotidiana.

Una mezz’oretta prima stavo parlando con il mio amico su quanto sia utile il monitoraggio flash, anche se il bottone nel braccio è tutt’altro che discreto e, oggi come oggi, non sempre si ha voglia di far sapere che hai una malattia cronica, anche invalidante. Sono dell’idea che il mondo non sia ancora pronto per accettare una persona con il diabete di tipo 1 senza farla sentire a volte sbagliata e fuori posto. Le eccezioni che concede il mondo del lavoro spesso sono dovute alla possibilità di iscriversi alle categorie protette, magari lavorando a ritmi troppo veloci anche per un collega sano.

Penso davvero sia cosí, ma a vedere questa ragazzina sono anche profondamente convinta di quello che le dico… con il diabete si può vivere una vita piena e felice come le altre persone senza diabete. Vero, si deve accettare una quotidianità scomoda, ogni giorno si deve accettare dall’inizio. L’importante, secondo me, è fare bene quello che si deve fare, prendersi cura della propria salute fragile e delicata, pensando che ogni giorno di glicemie buone è un tesoro prezioso. E se le cose non vanno bene, cercare di sistemarle, senza ansia peró, né farsene una colpa, perché a volte ci sono fattori su cui non abbiamo un controllo diretto. Fare sport aiuta tanto, per ridurre al minimo sia gli alti/bassi glicemici, che le dosi di insulina.

La chiacchierata continua un altro pochino anche con i genitori… gente in gamba. Il loro punto di vista è diverso dal mio, li posso comprendere solo in parte, perché io non ho una figlia con il diabete.

Penso ai miei genitori, che mi hanno sempre supportato, sopportato, ascoltato, ripreso, voluto bene, in qualsiasi momento della mia storia clinica. Il loro merito più grande, penso, è non essersi mai sostituiti a me. Non è una cosa scontata, soprattutto quando nelle visite (ambulatoriali, pre/post intervento ecc) alcuni medici facevano loro domande su questo su quello… sulla mia salute! Non ho mai lasciato che rispondessero loro per me, ma nel momento in cui il peso della situazione diventava troppo, erano già lí ad alleggerire un po’ le mie spalle, in modo concreto. Preparandomi da mangiare esattamente come da manuale, aspettando che mi si abbassassero le glicemie anche se voleva dire cenare tutti dopo le 9, lasciando passare i momenti di sclero senza dire una parola anche quando uscivo di scena sbattendo la porta e non volevo ascoltare niente e nessuno, mettendomi una mano sulla spalla quando non c’era niente da dire ma solo aspettare che le lacrime finissero di scendere, ascoltando per imparare da me le mie esigenze e le mie modalità di affrontare la terapia, senza sminuire né esasperare la malattia, senza offendersi se non avevo voglia di confidarmi con loro e allo stesso tempo preoccupandosi che ci fosse sempre qualche adulto di cui potermi fidare.

Ascoltando questa famiglia, osservandoli, mi sento anche io fortunata… proprio vero che da un incontro sincero con chi incrociamo sulla nostra strada possiamo continuare un po’ piú ricchi di prima. E oggi porto a casa tre cose. Un nuovo contatto utile per la mia questione irrisolta del momento, una consapevole graditudine per la mia Vita in questa vigilia di compleanno, un’affettuosa stima per questa piccola grande ragazza che mi ha fermato, chiedendomi di mettere in ordine di priorità le fatiche e le conquiste della mia vita con il diabete di tipo 1.

Auguri a me, buona Vita a te, Giulia!

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