e via di corsa…

Non sono a commentare gli enormi e indispensabili benefici del praticare sport, non ora, anche se ne sono profondamente convinta.

E non solo perchè ho sempre fatto sport e sono stata “cavia” per uno studio di tesi di mia sorella, che è stata un’esperienza molto interessante dal punto di vista sperimentale e personale. Infatti, mi accorgo di effetti positivi sul valor medio delle glicemie (si abbassa mediamente la glicemia basale) e sulla deviazione standard (i valori sono ravvicinati, cioè è più difficile trovare valori molto diversi tra loro). In questo modo, per me, è possibile quantificare una parte del benessere psicofisico che ci si ottiene con lo sport praticato in modo adeguato e costante.

L’allenamento sportivo può essere utile anche in situazioni apparentemente indipendenti dalla salute, che si dimostrano peró essere un risparmio di tempo e denaro.

Ad esempio quando sei sul treno regionale veloce delle 18.20 per tornare a casa, dopo una giornata di lavoro e l’acquisto delle scarpe per il matrimonio di sabato. Non appena preso posto in treno entri in uno stato di torpore e rilassamento, dovuto anche al fatto che ti mancavano solo quelle scarpe per completare le combinazioni di abiti e accessori per la serie “5 matrimoni per la stagione estiva” inaugurata il 1 giugno. Il tempo di ripensare alla signora in autobus che, in modo gentile, si era inserita nel discorso col tuo collega dichiarando “fare il pendolare è tempo perso e quindi totalmente inutile” e ti vengono in mente un paio di righe da buttar giù, ma poi cedi alla stanchezza e perdi la cognizione del tempo e dello spazio.

Ti riprendi al rallentamento in curva poco prima della tua fermata e scendi dal treno tra i primi, guadagni una buona posizione nel sottopasso e prendi con decisione l’uscita laterale sul binario uno. Intanto la tua mente ha iniziato a elaborare le cose da fare e il tempo stimato per farle entro sera. Flash! Le scarpe sul treno!

Ti giri, stringi la borsa, ti togli gli occhiali da sole e corri! Corri sul binario uno, corri schivando tutti i passeggeri flemmatici e spossati a fine giornata, chiedendo permesso, destando cuirosità (e forse un po’ di tenerezza nei pendolari esperti), corri giù dalle scale, corri nel sottopasso, controcorrente e schivando chi ti trovi di fronte che nemmeno lady Cocca con i rinoceronti del principe Giovanni, corri salendo le scale, tendendo l’orecchio a fischi o sferragliamento di ruote. Fai qualche gradino ma ti ricordi che eri scesa dall’altra rampa, allora cambi direzione e corri sul binario dalla parte giusta. Le porte si stanno chiudendo, cerchi a colpo d’occhio la tua carrozza… no non questa porta, quella prima, dove ci sono pochi posti. Intanto il fischio, ma tu ti stai sbracciando. Il capotreno ti vede e alza le braccia con desolazione mista a un briciolo di pazienza. Allora gridi che hai lasciato una cosa in treno e ti lanci attraverso la porta, afferri la sportina e, come sei arrivata, sparisci giù dal treno.

Ti sbracci di nuovo, questa volta per ringraziarlo il capotreno, che ricambia con un saluto, fischia e riparte.

Gestire un’ipoglicemia importante è così: lucidità, volontà, tempestività. E una senzazione di stanchezza e leggerezza quando tutto è passato.

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